QUANTO DIPENDIAMO DAL GAS RUSSO?

December 13, 2017

 Il primo articolo è estratto da "Repubblica" del 12/12/17.

L'incidente al Gas Connect, collegato al gasdotto Tag in Austria, potrebbe avere conseguenze negative per le bollette dei consumatori italiani. L'esplosione avvenuta presso il terminal di Baumgarten, uno dei principali hub del gas dell'europa centrale per il gas che arriva dalla Russia e dalla Norvegia (con una capacità annua di 40 miliardi di metri cubi): subito dopo l'incidente i prezzi sono schizzati fino a crescere del 90 per cento.
Il tutto non poteva arrivare in un momento peggiore. Nelle ultime settimane, l'improvvisa ondata di gelo che ha colpito anche il nostro paese ha fatto salire alle stelle il prezzo della meeria prima sul mercato spot (quello dove si prezzo si fa giorno per giorno). Che è anche il prezzo con cui si calcola, ogni tre mesi, la variazione della tariffe pagate dai consumatori.
Il blocco delle forniture ha fatto scattare un nuovo rialzo dei prezzi, visto che in questi giorni il Tag garantisce forniture fino a 6 milioni di metri cubi all'ora (circa un terzo delle forniture di gas per l'Italia arriva dalla Russia). Già nelle settimane scorse, il gas naturale era salito del 50 per cento a causa dell'aumento della domanda per il freddo intenso, ma anche per la norme di sicurezza che regolano l'utilizzo delle risrve presenti negli stoccaggi italiani. Gli stoccaggi sono enormi depositi sotteranei (spesso si utilizzano giacimenti esausti di metano): per garantire riserve sufficienti per i mesi di freddo più intenso (secondo le medie stagionali sono i mesi di gennaio e febbraio). In pratica, non potendo toccare più di tanto gli stoccaggi, gli operatori hanno aumentato gli acquisti sul mercato del giorno per giorno. Provocando un inevitabile aumento della domanda e quindi dei prezzi....
 

Il secondo articolo è estratto dal Corriere della sera del 13/12/17.

...Ma è così rilevante il gasdotto che viene dalla Russia malgrado tutte le incertezze del passato (e quelle attuali inasprite dal regime di sanzioni dopo l’annessione della Crimea)?

Lo è, eccome: malgrado le crisi del 2006-07 e del 2009, quando il sistema nazionale è andato a un passo dal crac, l’import di gas dalla Russia negli ultimi anni è cresciuto. In un giorno lavorativo «normale» come lunedì scorso, il gas proveniente dai giacimenti siberiani della penisola di Yamal ha coperto poco meno della metà dell’import, circa 107 milioni di metri cubi sui 224 arrivati ai confini nazionali da altri quattro Paesi: Algeria, Libia, mare del Nord e Qatar (via nave sotto forma liquida fino al delta del Po). Senza dimenticare poi l’apporto della produzione nazionale, peraltro sempre più vituperata: alla fine del secolo scorso (il suo momento d’oro) copriva quasi un terzo dei consumi italiani, ora è abbondantemente sotto il 10%. Se si vuole un panorama su base annua, nel 2016 dalla Russia è arrivato il 40% del gas bruciato in Italia. Dall’Algeria, in passato primo fornitore, è giunto il 27%, dall’Olanda meno del 10%. Ce la farebbe il nostro Paese a cavarsela anche senza il gas russo per un lungo periodo?

La risposta può venire dalla «Strategia energetica nazionale 2017» approvata proprio poche settimane fa. Lì si legge che «nel caso di una sospensione totale e prolungata delle importazioni dalla maggiore delle fonti di approvvigionamento (ad esempio blocco o incidente rilevante dei gasdotti che attraverso Ucraina, Slovacchia ed Austria portano il gas russo in Italia), è molto difficile ipotizzare di poter approvvigionare circa 27-30 miliardi di metri cubi da fonti di approvvigionamento diverse, anche accettando (come è subito avvenuto ieri, ndr) un sensibile innalzamento dei prezzi». Difficile che le altre rotte del gas possano colmare un eventuale «buco» lasciato dalla Russia: in Libia la guerra civile tra le fazioni imperversa dal 2011; da Olanda e Norvegia non c’è da attendersi aumenti di produzione; con l’Algeria i rapporti non sono ottimali in vista di importanti scadenze contrattuali previste per il 2019; il Gnl adriatico lascia spazi di manovra limitati. Che altre soluzioni ha di fronte l’Italia?...

 

 

 

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