APPROFONDIMENTI   >  progetto e standars qualitativi

IL NOSTRO PUNTO DI VISTA

INGEGNERIA SISMICA

>  LA RECENTE RIVOLUZIONE, NORMATIVA E CULTURALE

La storia dell'ingegneria sismica è da sempre correlata a quella della normativa tecnica, che solo in seguito a fenomeni disastrosi la legislatura italiana ha provveduto a rinnovare. In tutto questo lento processo il mondo professionale ha però preferito, in genere, seguire la via più facile continuando a sviluppare la prassi progettuale in modo "tradizionale". 

Questo stato di inerzia è stata sconvolto a partire dal 2003: due diversi ministeri hanno provveduto all'emanazione di nuovi strumenti normativi, fino ad arrivare alla pubblicazione delle Norme Tecniche per le Costruzioni nel 2008. Di colpo i progettisti strutturali sono stati messi di fronte a problematiche e concetti nuovi in un margine di tempo relativamente breve, costringendo tanti professionisti ad aggiornarsi adeguatamente.

Il nostro compito come ingegneri è ora collegare queste normative alla realtà del comportamento della struttura durante la sua "vita utile": ricordiamoci infatti che le innovazioni proposte dalla ricerca scientifica non sono altro che risposte a problemi concreti che devono essere confacenti alle nuove esigenze prestazionali degli edifici di nuova costruzione. Fondamentale è dunque recuperare l'aspetto progettuale: il buon progettista strutturale sceglie in modo opportuno la tipologia e la ottimizza, "sente" il comportamento della stessa e ne recepisce la complementarietà al progetto esecutivo architettonico ed impiantistico. Solo con questa sensibilità, che le sole norme non forniscono, ed attraverso una produttiva integrazione tra il progetto strutturale e le altre componenti del processo edilizio si può raggiungere il giusto compromesso tra elevate prestazioni e contenuti costi di costruzione.

13 Luglio 2015

 

 

>  VERSO UNA CLASSIFICAZIONE SISMICA DEGLI EDIFICI 

I danni che sono emersi sul tessuto edilizio in seguito agli ultimi eventi calamitosi hanno dimostrato nuovamente che molti tra gli edifici e le infrastrutture presenti in Italia oggi non sono adeguati a resistere alle sollecitazioni sismiche. Questa situazione, che è stata generata nel tempo sia da una sostanziale lentezza normativa che da un progresso di conoscenza in ambito sismico che solo negli ultimi decenni ha prodotto effettivamente dei risultati, ha generato un esteso senso di paura nella persone.  

Abbiamo fatto queste considerazioni perchè vorremmo provare a dare alle persone stesse una risposta a queste domande: 

"la mia casa è antisismica?"

"a quale terremoto riesce a resistere la mia casa?"

"il capannone industriale dove ha sede la ditta in cui lavoro è sicuro?"

Se volessimo dare una prima valutazione dello "stato di salute" dei nostri edifici in termini di pericolosità sismica, riteniamo importante premettere queste due considerazioni:

  • la normativa italiana ha da sempre impostato il concetto di pericolosità sismica a partire dalla pericolosità sismica del sito: tra gli altri, il parametro fondamentale, è l'accelerazione di picco sul terreno da utilizzare per la progettazione;

  • nel 2003 è stata approvata la riclassificazione sismica del territorio, con la quale sono state classificate molte aree che fino ad allora non erano mai state incluse (quali le zone stesse colpite dagli ultimi eventi in Emilia Romagna). Questo significa che fino al 2003 in queste zone non era necessario progettare strutture che assorbissero azioni orizzontali, a di là dell'azione del vento.

Ebbene, nonostante queste osservazioni non esiste risposta univoca alle domande prima indicate: per ogni singolo caso le valutazioni da fare sono molteplici e talmente accurate da portare a conclusioni finali mai banali. Solo con verifiche tecniche accurate da parte di professionisti speciaizzati è possibile dare dei riscontri scientifici e poter avere, al termine di un "check up" scientifico, l'effettivo stato del proprio edificio e una precisa valutazione di quella che nel settore si definiscevulnerabilità sismica.
La strada che riteniamo opportuna è quella di introdurre, anche per gli aspetti di vulnerabilità sismica, il concetto diclassificazione degli edifici: a partire dalla mappa di pericolosità sismica del sito, il mio edificio riesce a resistere ad un sisma con accelerazione di picco pari almeno a quella definita di normativa? Riesce a sopportare fenomeni più intensi? In alternativa, fino a quale accelerazione l'edificio è in grado di resistere? Solo in questo modo riteniamo possibile informare le persone sull'effettiva capacità dei loro edifici in termini di azioni sismiche, ed in questo modo è possibile stabilire strumenti assicurativi adeguati per la copertura di fenomeni catastrofici e soprattutto definire gli strumenti finanziari e di detrazione che riteniamo necessari per incentivare i proprietari all'adeguamento sismico delle opere. Ad esempio, ad oggi l'accelerazione di picco al suolo massima più alta sul territorio italiano è pari a 0,30 volte l'accelerazione di gravità: si potrebbe attribuire agli edifici progettati per resistere a terremoti con tale valore la classe sismica A+, mentre gli edifici che resistono a terremoti con accelerazioni di picco minori stabilire ad intervalli delle classi di merito inferiori 

Il concetto di classificazione sismica degli edifici è applicabile anche nell'ambito delle nuove costruzioni: chi è interessato all'acquisto di un appartamento o alla realizzazione della propria casa deve dare valore anche all'aspetto di "antisismicità"!

Noi del Gruppo Acquisto Casa crediamo in questo concetto e riteniamo che i nostri edifici debbano essere "virtuosi" sia da un punto di vista energetico che da un punto di vista sismico. E' per questo che i progetti che intendiamo sviluppare saranno finalizzati alla costruzione di case in grado di resistere ad accelerazioni di picco alla base pari al valore massimo su suolo italiano. Case in classe A+ anche in ambito sismico.


19 Novembre 2013

 

>  EVENTO SISMICO IN EMILIA ROMAGNA DEL 20.05.2012

Il fenomeno che ha colpito la regione Emilia Romagna il giorno 20 Maggio 2012, cominciato con la scossa del 20 Maggio di magnitudo 5.9 scala Richter con epicentro tra le province di Modena e Ferrara, ha purtroppo nuovamente provocato seri danni alle persone ed agli edifici in una zona, quella della Pianura Padana, che è sempre stato detto essere a basso rischio sismico.

Per poter validare alcune considerazioni in merito alle conseguenze che il sisma ha indotto nelle costruzioni esistenti è interessante valutare quanto riportato dal sito www.eqclearinghouse.org espressamente realizzato dalla Fondazione Eucentre di Pavia (centro europeo di formazione e ricerca in ingegneria sismica) con la Earthquake Ingeneering Research Institute di Oakland.

Innanzitutto si può osservare come, dai rilevamenti in sito, si siano manifestati diversi fenomeni geologici di liquefazione, nonostante tale fenomeno non sia abituale per la zona in oggetto (si era osservato solo in Giappone in seguito a scosse di magnitudo pari almeno a 7.0-8.0 gradi scala Richter). La liquefazione del suolo è il comportamento dei suoli che, a causa di un aumento della pressione interstiziale, passano improvvisamente da uno stato solido a uno fluido, o con la consistenza di un liquido pesante. La liquefazione avviene più frequentemente in depositi sabbiosi e/o sabbioso limosi sciolti, a granulometria uniforme, normalmente consolidati e saturi. Durante la fase di carico, le sollecitazioni indotte nel terreno, quali possono essere quelle derivanti da un evento sismico, possono causare un aumento delle pressioni interstiziali fino a eguagliare la tensione soprastante. Viene così annullata la resistenza al taglio del terreno secondo il principio delle pressioni efficaci di Terzaghi, e si assiste così a un fenomeno di fluidificazione del suolo. In pratica, si può osservare che gli edifici costruiti al di sopra di un terreno soggetto a tale fenomeno subiscono affondamenti e ribaltamenti, in quanto il terreno non è più in grado di opporre resistenza alla spinta proveniente dall'alto.

 

 

I danni più rilevanti alle opere strutturali, come sempre avviene in questi casi, si sono riscontrati negli edifici storici (quali chiese, ospedali o municipi) che, costruiti con normative e nozioni pre-rischio sismico, non sono in grado di rispondere (in termini di sollecitazioni e spostamenti) adeguatamente ad azioni dinamiche orizzontali. Gli edifici più recenti, ad esclusione di quelli che in un qualche modo hanno risentito del fenomeno di liquefazione del sottosuolo, come riportato dal sito prima menzionato, hanno presentato danni contenuti a strutture secondarie.

 

Alla luce della ribalta, in seguito a queste immagini, ritorna la necessità di provvedere alla riqualificazione sismica del tessuto urbano esistente, e sfruttare appieno i nuovi strumenti di calcolo e le nuove conoscenze in materia per affrontare nel modo corretto le nuove edificazioni.

Fenomeno di liquefazione in un comune modenese vicino all'epicentro.

Danni a Finale Emilia.